IL CASTELLO

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CASTELLO DI PRALORMO
TORINO - ITALIA

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La prima costruzione del Castello risale al XIII secolo, e faceva parte del sistema di fortificazioni di questa parte del Piemonte.

Nel XVII secolo Giacomo Beraudo venne investito del titolo di Conte di Pralormo dalla Reggente Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Tutti i suoi eredi amarono molto questa grande dimora e vi operarono grandi trasformazioni:

Nel 1730 circa venne edificata la cappella, affidata all’architetto Galletti, in seguito sopraelevata con un bel salone affrescato che si affaccia sulle montagne.

Nel 1840 il Conte Carlo Beraudo di Pralormo, ministro dell'Interno di Re Carlo Alberto, affidò all'architetto di corte Ernesto Melano, la ristrutturazione dell'intero edificio. Venute meno le esigenze di difesa militare, il Conte desiderava infatti un palazzo di residenza e rappresentanza. Vennero quindi aboliti il fossato ed il ponte levatoio, costruiti il portico d'ingresso, un grandioso scalone e venne coperto il cortile centrale, trasformato in un salone a doppia altezza. In quella stessa epoca il piccolo giardino di rose, sul lato sud, citato già nel 1500, venne completamente trasformato in parco all'inglese ad opera dell'architetto Xavier Kurten, già autore del parco reale di Racconigi.

Sul finire del secolo il nipote del ministro, anch'egli di nome Carlo, fece edificare l'Orangerie, la grandiosa Cascina (1875) e la bellissima serra in vetro e ferro dei Fratelli Lefebvre di Parigi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL GIARDINO DEL CASTELLO DI PRALORMO
Dal roseto del XVI al parco inglese del XIX

 

Le prime notizie certe dell'esistenza di un giardino del Castello di Pralormo risalgono al 12 giugno 1574, data dell'atto di divisione tra la Contessa Luciana Costa della Trinità nata Roero e la Contessa Caterina d'Arignano e Polonghera.

Il notaio cita espressamente 'il giardino grande verso la via publica', la 'spalera delle rose', 'il giardino delle frutte', 'il giardinetto dal altro canto de la via' e infine la 'parte del giardino dove è la peschiera'.

LA DOUCEUR DE VIVRE

Nel corso del XVIII secolo i Conti Bearudo di Pralormo compirono importanti lavori di ampliamento e abbellimento della austera dimora; nella stessa epoca la moglie del Conte Filippo Domenico II, Anna Maria Tommasina Perrone di San Martino, affidò al Conte Baldassarre di Piossasco, architetto dei giardini e botanico, l'incarico di un nuovo grande progetto di giardino.

Il progetto del Piossasco non venne realizzato rimane solo sulla carta ma il lavoro che egli ci ha lasciato è di straordinaria bellezza per impianto architettonico, per il disegno degli elementi decorativi quali il grande cancello d'ingresso, il gazebo, la pagoda, il teatro di verzura, per la forma immaginata dei diversi tipi di alberi, di arbusti, di siepi.

Nell'archivio del castello è anche conservata insieme al progetto un'interessantissima relazione intitolata dal Piossasco "Eclairicissements sur le Jardin de M.r le Comte de Pralorm". In oltre venti pagine di relazione e in un allegato dedicato al catalogo delle essenze proposte, l'architetto spiega molto bene la sua filosofia di paesaggista, contrario ad alterazioni artificiose dei livelli del terreno, la sua abilità nell'immaginare gli effetti dell'inserimento degli elementi scenici nel giardino ed infine la sua profonda conoscenza delle varietà che il mercato di allora proponeva per le diverse essenze.

IL Piossasco aveva articolato il catalogo su 12 specie di alberi da frutto, 14 specie di piante arboree ornamentali e 6 specie di spalliere.

IL GIARDINO PAESAGGISTICO REALIZZATO NEL XIX SECOLO

IL figlio della Contessa Tommasina, il Conte Carlo Beraudo di Pralormo, diplomatico e uomo politico dell'età albertina (ministro degli Interni per quasi 10 anni) trasformò profondamente Pralormo: scelse il migliore architetto del tempo Ernesto Melano per trasformare la dimora e affidò il giardino a Xavier Kurten. Entrambe stavano lavorando al Castello Reale di Racconigi, chiamati da Re Carlo Alberto.

Una stampa del ......... disegnatore Gonin e la riproduzione di una delle facciate del progetto dell'architetto Melano mostrano la profondità dell'intervento.

Di stile inglese e di gusto profondamente romantico, contrappone alla mole del Castello l'altezza di specie maestose quali i cedri, le querce e (purtroppo ora perduti per la recente epidemia) gli splendidi olmi.

I sentieri si snodano con andamenti curvilinei, salvo il viale che costeggia il muro che separa il giardino dalla strada pubblica. I colori degli aceri, dei cedri, dei pruni, dei tassi, dei tigli, dei lillà, delle spiree danno sensazioni diverse al visitatore a seconda delle luci e delle stagioni. E' però soprattutto d'estate che il progetto del Kurten rivela tutta la maestria del suo autore, rendendo comunque fresco e delizioso un luogo sito in un territorio totalmente arido.

Caratteristica comune ai progetti che il Kurten disegnò per i giardini di alcune dimore piemontesi è la prospettiva dei grandi viali e delle lunghe distese erbose. A Pralormo egli approfittò dello scenario naturale della catena di montagne che costituisce uno sfondo magnifico, con il panorama dal colle di Cadibona al Monterosa e propose dei tagli sapienti fra gli alberi in modo da godere di alcuni scorci particolari durante le passeggiate nel parco.

Questi effetti scenografici fanno parte del cosiddetto "percorso di delizie nel giardino" ove si propone di stupire e deliziare il visitatore con vedute, colori, suoni, angoli pittoreschi, situazioni romantiche, il tutto in modo da parer naturale e certo non costruito intenzionalmente. Persino il posizionamento degli alberi, oltre alla funzione decorativa con l'alternarsi del colore del fogliame nelle diverse stagioni, ha lo scopo di attirare alcune specie di uccelli in modo da poterne ascoltare il canto in quel sito ed in quella stagione.

I FIORI E LE SERRE

I mutamenti del gusto alla fine del secolo scorso e la sparizione di alcune specie hanno introdotto limitati cambiamenti nell'impianto del Kurten. I principali sono stati la realizzazione di un fabbricato a due piani destinato ad Orangerie e scuderia, e l'impianto di una serra sul lato sud del Castello (1875-1900). Alla stessa epoca risalgono probabilmente l'introduzione dei bamboo, i plateaux di roselline e l'impianto di una rara specie arbustiva (clerodendrum Perbungei) a fianco del terrazzo del Castello.

Una delle meraviglie di tale giardino, risultato sia della scelta delle piante proposta dal Kurten sia del gusto e passione per i fiori della Contessa Matilde Beraudo di Pralormo a fine '800, è la fioritura a rotazione. Trattandosi di un giardino all'inglese, i fiori hanno sempre avuto un ruolo secondario, sono infatti relegati nei siti perimetrali, lungo il muro di cinta o come fiori da taglio in un giardinetto nascosto. All'inizio dell'inverno il profumo del calicantus quasi stordisce il visitatore, a marzo si è accolti dallo splendido giallo delle forsitzie e poco dopo occhieggiano nei prati narcisi, crocus e violette.

Aprile è il trionfo dei lillà, degli ireos, delle boules de neige, dei buissons flamboyants e dei ciliegi giapponesi. Maggio è l'incanto delle peonie: grandi, vellutate, screziate, rosa chiaro o cremisi o bianche perfette, adornano alcuni angoli del giardino e stupiscono per la loro bellezza. Intanto incalzano le rose, regine dei giardini antichi, presenti a Pralormo già nel 1500, rampicanti, piccole e profumatissime, non rifiorenti, a volte a piccoli cespugli con tanti mazzetti di piccoli fiori rosa ad adornare le uniche due aiuole ovali, capriccio della Contessa Matilde che interrompono la linearità dei grandi spazi verdi voluti dal Kurten.

Nel parco vi sono due specchi d'acqua nei quali confluiscono le acque piovane raccolte dai tetti del castello, dell'Orangerie e del fabbricato rurale confinante con il parco, e dai viali del giardino. Questo sistema improntato al risparmio delle risorse idriche, essenziale in una zona tanto arida, permette ancora oggi di sopperire al fabbisogno del giardino senza attingere all'acquedotto comunale o ai pozzi. Nelle vecchie fotografie si vedono giardinieri con il carretto a botticella che bagnano i fiori e i bambini di casa Pralormo in posa a cavalcioni dell'asinello che trainava il carretto. Oggi si usa la stessa preziosa riserva d'acqua ma con un moderno impianto d'irrigazione sotterraneo. Esperienza antica e tecnologia moderna.

 

OGGI: RICERCA STORICA, RESTAURO E CONSERVAZIONE

Il Castello, permanentemente abitato dai proprietari, è oggetto di un costante programma di lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria, che nell'ultimo decennio ha toccato due terzi del tetto e altre importanti strutture ed impianti, con significativi interventi anche su taluni intonaci, decorazioni e tappezzerie.

I restauri sono avvenuti nel totale rispetto dell'architettura originaria e sono stati accuratamente preservati i materiale antichi.

Nel corso del 1994 ci si è inoltre dedicati alla catalogazione di tutte le specie arboree arbustive ed erbacee oggi esistenti nel giardino ed al rilievo della loro collocazione in pianta, alla compilazione di un erbario del giardino.

 

Recentemente si è iniziata un'attività di esposizioni temporanee (rimando alla pagina sulle mostre) che permette un'apertura parziale al pubblico e quindi la fruizione del parco, dell'Orangerie, della Castellana e della serra. Gli argomenti delle esposizioni sono sempre connessi col luogo che le ospita.

 

 

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