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"Natale da Re"
Palazzo
Reale di Torino, 8 dicembre 2001-15 gennaio 200
Tra il 1999 e il 2000 la Fondazione C.R.T. - Cassa di Risparmio di Torino- ha dato un contributo sostanziale al restauro del secondo piano nobile del Palazzo Reale di Torino, consentendone il recupero funzionale, l’adeguamento e il restauro. Gli appartamenti del secondo piano -la cui raffinatezza decorativa è pari a quella del primo piano- erano rimasti chiusi per molti anni, se si esclude l’apertura straordinaria promossa dal FAI. In occasione dell’Ostensione della Sindone nel 1998 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio (dalla quale dipende il Palazzo) aveva inserito per due mesi il secondo piano nei percorsi di visita: malgrado il successo decretato dal pubblico all’iniziativa - 50.000 visitatori- le critiche allo stato conservativo delle sale non erano mancate: decori, dorature e tappezzerie annerite dal tempo e dal particellato atmosferico particolarmente greve nel cuore della città, pochi gli arredi, illuminazione affidata a totem invasivi e inadeguati alla preziosità degli ambienti, nessun tipo di servizi. Con un impegno inaspettato quanto generoso e gradito, in soli cinque mesi di lavoro a ritmo serrato, i grandi saloni commissionati dai duchi prima e dai reali poi agli architetti Castellamonte, Juvarra, Alfieri e Pelagi sono tornati allo splendore di un tempo; i lampadari sono stati riaccesi rivelando lo sfavillio dei cristalli. Grazie a questa veste rinnovata il palazzo è stato individuato come sede della Conferenza Intergovernativa del 10 e 11 novembre 2000 e del Vertice italo-francese del 29 gennaio 2001. L’allestimento "conviviale" della Sala da Pranzo - nella quale il grande tavolo centrale diventa luogo di esposizione della preziosa "vassella" di corte- vuole essere la testimonianza della nostra gratitudine nei confronti della Fondazione che compie dieci anni di attività, Fondazione che è stata sostegno pronto e intelligente a tante iniziative degli Uffici di tutela. A questa Fondazione, al suo Presidente Andrea Comba, a Giovanni Ciarlo segretario uscente - amico e compagno di tante avventure culturali - a Maria Leddi che ne ha raccolto il testimone, auguriamo buon anniversario, soltanto il primo di un lungo percorso attraverso il grande patrimonio della storia. Allestimento: Daniela Biancolini - Palazzo Reale di Torino Consolata Beraudo di Pralormo in collaborazione con Grand Tour Restauri:
Marco Paolini e Cristina Meli Si ringraziano: Associazione Nazionale Carabinieri Associazione Amici di Palazzo Reale Per informazioni 011.4361455 - 011.5220418
La Sala da pranzo
Lo Stramucci usufruì del materiale autentico che si trovava nei depositi del Palazzo accostandolo a nuovi elementi decorativi e arredi provenienti da altre dimore: arazzi e appliques da Palazzo Pitti e dal Quirinale, 24 sedie dal Palazzo Reale di Genova, 5 consolles ad etagéres sagomate di Francesco Morini, 6 appliques dorate del bronzista Ercolani. La nuova decorazione della sala "il cui motivo generale è ispirato alle ricche decorazioni francesi dell’ultima epoca di Luigi XIV" (E. Borbonese 1898) comprende medaglie a colori e pitture di autori settecenteschi recuperate nei Reali Magazzini e adattate ai soffitti: al centro "un episodio della vita di Umberto Biancamano" di F. Gonin e rappresentazioni delle principali Province dello Stato Italiano realizzate dal Morgari nel 1898. Lo Stramucci costruisce inoltre un nuovo cornicione composto di fregio, architrave e cornice completamente intagliato e dorato, e 4 porte e sovraporte che decora con piccoli arazzi, sostituiti oggi da dipinti rappresentanti principesse sabaude. Alle pareti, arazzi settecenteschi realizzati dalla Manifattura Torinese da bozzetti del Beaumont raffiguranti "Annibale giura odio eterno ai Romani". "La Battaglia di Farsalo", "Cesare sotto le mura di Alessandria". Il pavimento in legno di noce, carpino, acero e mogano risale al 1732 ma venne integrato nel 1837 conservando lo stesso disegno. Si tratta di un pavimento sospeso realizzato senza l’ausilio di collanti o chiodi ma solo attraverso intagli e incastri delle diverse parti. Il riallestimento in veste natalizia della tavola della cosiddetta Sala da pranzo di tutti i giorni intende rievocare gli antichi fasti e gli aspetti forse meno conosciuti ma ugualmente suggestivi dell’antica vita torinese. Arredi, porcellane, argenti, cristalli e biscuits raccontano infatti non solo la vita a Palazzo rievocando le cerimonie organizzate per matrimoni, battesimi, vittorie, visite di potentati stranieri e incoronazioni ma anche l’abilità e la sapienza di tanti maestri, la perizia artigianale di tanti mestieri: pittori, scultori, modellatori, stuccatori, ebanisti, intarsiatori, doratori, argentieri. Le arti minori e le arti della tavola si intrecciano con la pittura e l’arte della porcellana e, in competizione con le arti maggiori, sono destinate a testimoniare la lussuosa raffinatezza della corte, l’evoluzione del gusto e delle mode. In particolare, la scoperta di nuovi mondi scatena il gusto per l’esotismo e la scoperta di nuovi sapori impone nuove tipologie per i servizi da tavola: dolci e frutta candita richiedono grandi piatti-vassoio, la frutta va ospitata in canestri traforati, le compostiere hanno coperchi e sottopiatti fissi, le geliere accolgono il ghiaccio per delicati sorbetti, le grandi cioccolatiere richiedono la maestria degli argentieri...
Servizi Il servizio da tavola della Manifattura Imperiale di Vienna fu l’ultimo acquisto importante del Settecento: 138 pezzi in porcellana dipinta e dorata con pesante bordura di rose su letto di verzura secondo il gusto tedesco floreale e naturalistico dei teutsche Blumen, alleggerito da trafori a finissimo triage. La presenza del servizio nell’inventario del 1871 della Palazzina di caccia di Stupinigi, da dove fu trasferito a Palazzo Reale nel 1893, lascia supporre che fosse destinato ad occasioni di rappresentanza. Gli argenti: Risalendo al periodo della Restaurazione, gli argenti di Palazzo reale ne recano l’impronta stilistica, riprendendo linee sobrie care agli argentieri britannici, con decorazione semplificata e scarna. Curiosità: le posate, le oliere, le zuppiere recano incisi oltre al monogramma di Carlo Felice e allo stemma sabaudo e ai punzoni degli argentieri, i marchi degli assaggiatori e i bolli di assaggio e controassaggio. Le posate in argento sbalzato, cesellato e dorato appartengono a due servizi della prima metà del XIX secolo realizzati dai maestri argentieri Innocente e Giuseppe Gaia, Giuseppe Borrani, Carlo Balbino e Lorenzo Capellaro. Le saliere in argento sbalzato, cesellato e inciso, dorato all’interno, fanno parte di una serie di 32 saliere realizzate dagli argentieri Giuseppe Gaia, Giuseppe Borrani e Giuseppe Balbino tra il 1821 e il 1824. Le Oliere in argento sbalzato, cesellato e inciso, e cristallo, sono opere di Giuseppe Gaia del 1821-1824. Le zuppiere: in argento sbalzato, cesellato e inciso, fanno parte di una serie di 10 zuppiere realizzate tra il 1821 e il 1824 da Giuseppe Gaia Le brocche con bacili in argento dorato, sbalzato, cesellato, inciso con decorazioni in argento fuso risalgono al 1821-1824. Oltre allo stemma scelto da Carlo Felice, le brocche riportano inciso il suo monogramma e il marchio dell’argenteria reale. La decorazione del bacile a palmette, girali d’acanto, delfini e colombe su fontane con medaglioni rappresentanti divinità marine è ripresa nella fascia superiore della brocca, arricchita nella fascia inferiore da un cespo fogliaceo. Bicchieri e caraffe: servizio in cristallo molato di Boemia con il motto F.E.R.T. e il nodo sabaudo incisi e dorati. Curiosità: per buona parte del XVIII secolo l’etichetta di corte non prevedeva la presenza di bicchieri nella preparazione della tavola perché bicchieri e bottiglie stavano nel buffet, i domestici servivano a richiesta il vino ai singoli commensali, quando il bicchiere era vuoto lo risciacquavano e lo riponevano di nuovo nel buffet. Il vetro e il cristallo era quindi presente come elemento decorativo del dessert o surtout con porcellane e biscuit. Candelabri a quattro bracci in argento fuso e cesellato, ca. XVIII secolo Centrotavola composto da dessert e plateau Su un sostegno in argento e specchio di manifattura francese del XVIII secolo, figurine in biscuit di Louis Simon Boizot (1743-1809) donate dal Conte d’Artois in occasione delle fastose nozze con Maria Teresa. Usate probabilmente in composizione con altri pezzi per decorare il centrotavola, richiamano la moda dei monumentali surtouts in porcellana lanciata da Meissen nella prima metà del Settecento sostituendo però alla porcellana policroma rococò il bianco biscuits classicheggiante. Il soggetto mitologico non comune delle Girandoles Boizot ("Amore e Flora" e "Flora e Zefiro") ricorda lo studio e la copia delle sculture antiche cui si dedicava il giovane Boizot come molti pensionanti dell’Accademia di Francia a Roma. Curiosità: all’interno della parte inferiore, nella cornicetta che ferma lo specchio e sulle tavole di legno che proteggono lo specchio. erano incisi numeri arabi e numeri romani che servivano per il corretto montaggio del plateau. |
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