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MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI SOPRINTENDENZA
PER I BENI ARCHITETTONICI E PER IV Settimana per la Cultura - 15-21 aprile 2002
Programma:
Lunedì 15 aprile ore 18 - Conferenza "La tavola del Re tra protocollo di corte e antiche vassella" Nicoletta De Siebert Presentano Daniela Biancolini, Consolata Beraudo di Pralormo, Nadia Calascibetta Palazzo Reale di Torino - Salone degli Svizzeri Piazza Castello (tel. 011.4361455)
Martedì
16 aprile ore
10-13 / 15-17:
Mercoledì 17 aprile ore 10-12 - Incontro di studio: "Il
Castello di Agliè e il Borgo tra passato presente e futuro"
ore 10-13
- Esibizione dell’Equipaggio della Regia Venaria: ore 10-13
/ 15-17: ore 18 -
Incontro di studio: ore 17-19 - Esibizione dell’Equipaggio della Regia Venaria: Palazzo Reale di Torino - Salone degli Svizzeri Piazza Castello (tel. 011.4361455)
Giovedì 18 aprile ore 9,30-17 - Convegno: "Diagnosi,
progetto e cantiere di restauro" ore 15,30 - Incontro di studio: "Le
piazze storiche: usi e riusi"
Venerdì 19 aprile ore 9,30-17 - Convegno: "Diagnosi,
progetto e cantiere di restauro"
Sabato 20 aprile ore 9,30-13 - Convegno: "Diagnosi,
progetto e cantiere di restauro" ore 10-17 - Visite guidate al giardino e al parco in occasione della fioritura primaverile. Pausa golosa ore 11-17 - Esibizione dell’Equipaggio della Regia Venaria: Castello
di Agliè ore 18 -
Messa
solenne celebrata da Mons. Francesco Peradotto:
Domenica 21 aprile ore 10-17 - Visite guidate al giardino e al parco in occasione della fioritura primaverile. Pausa golosa Castello
di Agliè
Programma delle mostre:
Appartamento quadri moderni e sala da pranzo Palazzo Reale di Torino Piazza Castello (tel. 011.4361455) dal martedì alla domenica 9-19 - chiuso lunedì
15 - 19 aprile 2002 Palazzo Chiablese Piazza San Giovanni 2, Torino (tel. 011.5220409) dal lunedì al venerdì 8,30-12,30 martedì e mercoledì 14-17,30
24 marzo - 15 maggio 2002 Parco del Castello di Racconigi Piazza Carlo Alberto, Racconigi (Cn) (tel. 0172.84005) Sabato, domenica e festivi 10-18,30
16 marzo - 20 maggio 2002 Castello di Moncalieri Piazza Baden Baden, Moncalieri (To) (tel. 011.88164542) giovedì - sabato e domenica 8,30-18,30 Sono inoltre aperte al pubblico le Residenze di:
9,30-12,30 / 14,30-18,30 (tel. 0143.642679)
9-12 / 14-18 (tel. 0173.613358)
9,30-13 / 14-17,30 (tel. 011.9920607) chiuso il lunedì
lunedì, martedì, sabato, domenica 9-11,30 / 14,30-18 (tel. 011.4593676)
In occasione della IV Settimana dei Beni culturali gli ingressi alle Mostre, ai Palazzi e ai Castelli sono gratuiti.
Coordinamento: Daniela Biancolini - Giuse Scalva
Si ringraziano per la collaborazione: Regione
Piemonte
Restauratori: Cristina Meli - Marco Paolini
Pannello di Carlo Andrea Van Loo e Antonio Michele Milocco, Gabinetto del Pregadio della Regina, Palazzo Reale di Torino Grafica: Grand Tour di Elisabetta Vanzella
Ovvero, quelle mandate in regalo a Vittorio Emanuele III. E che Ines De Marco, oggi piu, che novantenne, ha coltivato per tutta la vita.
Si sa che le cose che si amano e si cercano, ti amano e ti vengono incontro. Non si spiegherebbe altrimenti l’incrociarsi della mia vita con quella di Blancje. A unirci, le viole. Anzi, le "Viole del Re". Una storia di passioni comuni, di ricordi, ma anche di duro lavoro. Blancje (cosi’ e’ conosciuta in paese Ines De Marco) nasce il 30 Settembre 1908 a Pozzuolo del Friuli. Frequenta la scuola elementare fino alla quinta, poi va a lavorare in filanda. L’adolescenza e la giovinezza le passa in fabbrica, finche’, conosciuto Massimo di Santolo, lo sposa nel 1934. Ma quella che l’aspetta non e’ certo un nido intimo: i due giovani vanno ad abitare con i parenti, 21 persone in tutto, per 13 anni fino al 1947, quando si trasferiscono nella casa dove tuttora lei vive da sola. Dal matrimonio nascono Tranquilla, Adua, Umberto, Elena. Ines Blancje, per mantenere la famiglia, lavora nei campi di tabacco a 10 chilometri dal paese. Eintanto coltiva nell’orto le viole.Le stesse che avevano curato i8 suoi zii, prima Luigi e poi Redo. Un po’ per passione, un po’, forse, per guadagno. Blancje ha ritrovato nel mio giardino, grazie ai nipoti, la viola bianca di Brazzà che aveva perduta negli anni, e questo mi ha regalato una gioia rara. E bello è stato per me ricevere da lei le violette di Udine, che pure già avevo,arricchite da una storia. Sono quelle che Gigi, Redo e Blancjie hanno coltivato per un secolo e che furono la causa di una visita dei carabinieri del re. Le coltivo con emozione, e le chiamerò per sempre le"Viole del Re". Ecco il racconto di Ines..... "Jo les ai cognossudis di quanché vevi doi, tre ains, ché o levi a viodi ce ch’al faseve gno barbe Vigi in tal ort.... Le violette le ho conosciute da quando avevo due, tre anni e andavo a vedere quello che faceva mio zio Luigi nell’orto. L’orto cominciava là dove finiva il cortile, le serre erano formate da un muretto basso tutt’intorno, ed erano copèerte con i vetri. Mi ricordo che ero bambina e che mio zio mi dava una viola da annusare perché aveva un profumo molto delicato. Andavo sempre ad aiutarlo a bagnare le viole Tal mês di mai, lui les tirave furde sere e al faseve plantutis gnovis di traplantâ;les meteve in penombre, fra miez i lens, sot el cacâro dal piruzâr, par paralis dal cjalt e dal sut.... Nel mese di Mggio lui le tirava fuori dalla serra e faceva le piantine nuove da trapiantare; le metteva in penombra, in mezzo agli alberi, sotto il cachi o il pero, per ripararle dal caldo e dal secco. Le bagnava con l’acqua di una vecchia pozza e in ogni secchio aggiungeva un po’ di liquame di vacca e così bagnava , nel solco, in mezzo alle piante. Intanto rivoltava rìtutta la terra della serra, la buttava fuori e metteva sul fondo mezzo ,metro di letame di vacca che mio padre, per quindici giorni, gli portava dalla stalla. Il letame creva caldo in inverno. Poi lo ricopriva di nuovo con la terra che aveva prima scavato, e così la serra era pronta per ripiantarvi le viole. Tai ultins di avost, prima al bafgnave e dopo cun t una pale les gjavave e les trapantave te sere e quanche al vignive tant frêt al butave parsore sui telârs di veri, balés di mangjdure di saròs e parcè-no, ancje un telo.. Agli ultimi di Agosto, prima bagnava il terreno e quindi, con una pala, le estirpava e le trapiantava nella serra e quando arrivava il grande freddo gettava sopra i telai di vetro fasci di canne di mais o di sorgo e, perché no, anche un telo militare. Nel mese di Novembre Luigi raccoglieva già le prime viole, che però erano ancora piccole. Perché diventassero grosse e scure, metteva sul bocciolo un guscio d’uovo, in modo che non perdessero il colore. A Nadâl les veve bielis sfloridis, a Carnavâl dutis les ‘zovinis dal pais a’ vignivin a cjoli un mazzetut par metilis sul vistit parcè che a’ vevin di là a balà lassù di Nardon..... A Natale le aveva belle fiorite, a carnevale tutte le ragazze del paese venivano a prenderne un mazzetto per ornare il vestito, perché dovevano andare a ballare lassù da Nardon. Avrò forse avuto anni quando andavo a Udine a piedi, a venderle in piazza con mia madre, e tutte le signore le compravano mentre intanto la mamma vendeva altre cose. Quando avevo 15-17 anni è venuto da noi un uomo che lavorava in municipio, si chiamava Marcello, e dissi a mio zio Luigi: "ce violis spetacolosis che tu as, mande via un mazet al re, preggiade pe cjase reâl". Che viole spettacolari hai, mandane via un mazzetto al re, che la viola è un fiore pregiato per la casa reale". Mio zio, che era anche un bravo falegname, costruì una piccola scatola di legno e ci mise le viole, dopo averne avvolto i gambi in pezzuole bianche inumidite di mido che arrivassero ancora fresche a destinazione e le ha spedite al re Vittorio EmanueleIII. Il re, per essere certo che fossero state veramente di De Marco Luigi, come c’era scritto sulla scatola, ha mandato i carabinieri a Udine per verificare. L’ufficiale e i due uomini di scorta che lo accompagnavano sono venuti a Pozzuolo con tanto di cavalli: tutto il paese era in subbuglio e la gente diceva:"Chissà cosa hanno fatto da Blanc!" Mio padre esce fuori fin sul portone e quelli gli chiedono notizie circa De Marco Luigi e se erano sue le viole mandate al re. A quelle parole mio padre si è messo il cuore in pace e ha risposto che mio zio era al lavoro. Allora loro hanno voluto andare di persona a verificare nell’orto e si sono meravigliati perché la serra era tutta fiorita mentre fuori c’era ancora la neve. Mio padre ne colse un mazzetto per ognuno. Il re, quando ha saputo delle viole, si è informato anche su quanti eravamo in famiglia e ha inviato a mio zio Luigi 500 franchi, che, a quel tempo, erano davvero molti soldi, tanto che poi, con quelli, ha comperato mezzo campo di terreno al di là del Cormor da quelli di Misson. Ai fratelli e alla cognata, invece, il ha mandata a ciascuno una corona del rosario fatta in osso,tutta cesellata. Prima della seconda guerra, i vecchi Masots venivano sempre a prendere le viole da noi, al sabato, per meterli nei vasi della chiesa di Santa Vittoria. Durante la guerra le portavamo al comando tedesco, sempre presso la villa dei Masots. Morto Luigi, le viole le ha tenute suo fratello Redo e dopo, quando anche lui si era ammalato, sono andata a chiedergli di tenerle io, sarà stato cica il 1945. Io, Ines De Marco clamade Blancje, ‘o ai novant’ains e’ o ai tal ort ancjemò ches violis doplis e les dadis a tanç di lôr, parfin ai fiorirsc parcé che no si dismetedin. Io, Ines De Marco, detta Blancje, ho novantanni e ho ancora nell’orto quelle viole doppie e le ho date a tanti di loro, perfino ai fioristi perché non andassero perdute per sempre".
Mirella Collavini Presot
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