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sulle immagini per ingrandire
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 Il
Roji: ovvero “sentiero rugiadoso” che si percorre per arrivare dove si
svolge la cerimonia del tè
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 Tsukubai:
la vaschetta in pietra naturale è il punto in cui si raccoglie l’acqua
necessaria per lavarsi le mani, idealmente per “purificarsi” prima di
accedere alla cerimonia
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La
lanterna in pietra naturale, tipico arredo del giardino del tè
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 La
recinzione in bamboo crea nel giardino un angolo intimo e raccolto
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 Una
passeggiata in kimono nel giardino del tè, andando ad assistere alla
cerimonia
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 Sempreverdi
caratteristici del Roji creano un ambiente naturale e spontaneo
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IL GIARDINO ALLA
GIAPPONESE
Il
giardino “alla giapponese” in progetto per il cortile di Palazzo Barolo, da
allestirsi in occasione della mostra “Cosa c’è dietro al KIMONO”, si ispira al
“giardino del tè” ovvero allo spazio adiacente l’edificio dove si svolge la
cerimonia del tè. Il
minuscolo ambiente vuole dunque ricordare il Roji (sentiero rugiadoso) cioè quel percorso all’interno del
giardino che conduce dall’ingresso della dimora alla stanza dove gli ospiti si
radunano per consumare il tè con il maestro, secondo il tipico cerimoniale cui
si presenzia proprio in kimono. Lo
spazio del giardino, su cui affacciano tutti i saloni del piano terreno, dà
vita ad uno spazio intimo e raccolto dove sono rappresentati ideali etici ed
estetici tipici del Roji nonché la
sua poetica di wabi e sabi, principi di armonia, rispetto,
purezza e tranquillità, messaggi di bellezza semplice ma nello stesso di transitorietà.
Infatti,
pur predominando le piante sempreverdi, non mancano note di colore stagionale
date dalle foglie rosse dell’acero e da quelle dorate dell’ekianthus, dai primi
fiori della camelia d’autunno (camelia sasanqua); il fitto fogliame di varia
tessitura delle piante (tutte appartenenti alla flora nipponica), la morbidezza
delle piccole felci e del muschio convogliano un senso di freschezza boschiva
rivelando la presenza dell’acqua.
Il
“sentiero rugiadoso” realizzato con pietre da camminamento (tobi-ishi), pietre
rustiche di taglio diverso in parte ricoperte di aghi di pino, rappresenta il
passaggio mentale che occorre compiere per concentrarsi sulla cerimonia cui si
va ad assistere.
Una
lanterna in pietra naturale (ishidoro) illumina il percorso e la durezza del
minerale è ammorbidita dalle forme arrotondate dei vegetali che le sono
attorno.
La
vaschetta in pietra naturale (tsukubai) è il punto in cui, tramite una breve
tubazione in bambù (kakehi), si raccoglie l’acqua necessaria per lavarsi le
mani, idealmente per ‘purificarsi’ prima di accedere alla cerimonia. L’acqua
viene raccolta usando un caratteristico mestolo in bambù.
Per
dare maggiore intimità a questo angolo fresco e ricco di fogliame da ombra è
prevista una bassa recinzione in bambù che lo schermi su due lati. Il caldo
colore del bambù, che compare anche come cordolo in altri punti del giardino,
contribuisce a creare un ambiente gradevole, di rustica semplicità ma raffinato
e elegante.
Carola Lodari
Carola Lodari è una studiosa del
giardino giapponese; ha trascorso in Giappone oltre tre anni per scopo di
studio (borsa di studio offerta dal governo giapponese previo studio della
lingua parlata), ha pubblicato un libro dal titolo “I giardini del Giappone”
(Edagricole, Bologna 1988). Si interessa al giardino giapponese sia dal punto
di vista storico sia da quello pratico della sua progettazione e costruzione. Ha
realizzato varie opere in Piemonte per privati di diverso stile, ha partecipato
a Euroflora 2001 con un progetto intitolato “Da Oriente a Occidente” in seguito
pubblicato (su “100 Giardini” n.1, 2002). Tiene lezioni, conferenze, ha scritto
articoli su questo argomento e si sta dedicando alla ricerca di piante
giapponesi adatte per i giardini dei nostri climi.
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