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IL SENSO
DEL SOL
LEVANTE Un viaggio sotterraneo alla scoperta
del J pop
Difficile racchiudere in una
definizione univoca un modo sfaccettato come quello giapponese così lontano dai
codici occidentali da sembrare spesso incomprensibile. Per questo motivo e per
offrire agli spettatori una chiave di lettura efficace si è pensato ai 5 sensi.
Un modo inusuale per affrontare un viaggio nuovo, inconsueto e underground alla
scoperta delle mille facce del Giappone. I
sensi come
strumenti narrativi per comprendere
atteggiamenti e comportamenti diversi da
quelli occidentali. Parte di qui
l’allestimento dedicato al Jpop il cui centro d’analisi sarà il nuovo Giappone, quella commistione di
cultura tradizionale e cultura pop che così tanto affascina e influenza il mondo
occidentale – giovanile in primis – e che tanto subisce torti
interpretativi dovuti più alla lontananza culturale che a una vera diversità.
Le sale sotterranee di Palazzo Barolo
diventeranno lo stimolo per affrontare un primo approccio con il mondo nipponico
e con le sue mode e tendenze. Un viaggio nel
ventre del Giappone meno conosciuto perché in constante mutamento, un Giappone
che necessita di aiuti interpretativi per essere offerto con le giuste chiavi
di lettura al pubblico e alle scuole ma che, proprio in virtù del suo fascino,
può offrire sorprese e stimoli imprevisti. L’idea è quella
di proporre ai visitatori un percorso suggestivo, più che una mostra tout court, tra le
tendenze, i gusti, i colori e i suoni del Giappone e di condurli, spiegando in modo divertente e
leggero, nelle zone più trendy di Tokyo, quelle che “fanno la moda”, quelle da
cui partono gli stili e le tendenze che conquistano i giovani occidentali.
UCHI: la casa
Dopo le
suggestioni derivate dalla visita alla sezione dedicata al Giappone
tradizionale che, al piano terreno del
Palazzo offrono uno spaccato unico sui colori e sui tessuti giapponesi, il
primo ambiente con il quale si entra in contatto è quello dedicato alla casa
giapponese e al giardino zen. Uno spazio in
cui, su tatami e zabuton, il pubblico potrà iniziare a entrare in contatto con un’idea di
Giappone forse più occidentale che reale, il japonisme delle nostre
riviste di moda stride infatti con le piccole abitazioni dei giovani giapponesi,
ma che ritrovandosi nelle linee più
generali all’interno delle case più tradizionali, permette di offrire uno
spaccato sugli oggetti che ritornano nel nostri immaginario, dalle fusuma
– le pareti scorrevoli dietro le quali trova posto durante il giorno il futon,
ai lunghi cucchiai di bambù gli hishaku o le chawan,
le tazze
usate per la cerimonia del the. Intorno a questo spaccato suggestivo si
snoda il giardino zen, che fa da contraltare bianco al giardino del tè presente
nel cortile superiore. Qui sabbia bianca e sassi disposti in modo armonico
occhieggiano ai giardini kansho fatti di rocce e adatti alla
contemplazione dei quali l’esempio più famoso è quello del tempio Tofuku-ji a
Kyoto.
Yamanote line: il tatto
E’ il momento di
uscire di casa...ed ecco il primo
contatto con la città e la sua folla: il metrò. Ad accogliere i
visitatori verso l’ingresso di un vagone della JR, la Japan Railways qui
ricostruita secondo lo schema della Yamanote line, la linea concentrica
che unisce le maggiori stazioni di Tokyo, il cartonato in dimensioni reali di
un addetto del metrò che, in guanti bianchi, ha il compito di invitare la folla
a posizionarsi in modo corretto verso l’ingresso del vagone. Ecco allora che
si passa alla prima “stazione”. Il pubblico è
accolto all’interno di un vagone della
metropolitana dove scorrono le immagini del paesaggio urbano Qui si ricreerà
la sensazione della folla grazie a cartonati e agli esterni del vagone, mentre
alle pareti saranno offerte informazioni utili sul Giappone (dalla posizione
geografica, ai personaggi più famosi, alla pianta delle linee della
metropolitana). E’ il luogo del tatto
inteso come luogo in cui il contatto con la folla è praticamente
impossibile e dove il suono,
non delle
chiacchiere ma delle informazioni derivate dagli altoparlanti, mette il
viaggiatore in arrivo in Giappone per la prima volta in contatto con i suoni di
una lingua sconosciuta.
IL GURUME: Il gusto
Dal metro si
passa – attraverso una scala mobile ricreata grazie a ombre proiettate su teli
bianchi tesi- nella sala dedicata al gusto.
Esattamente come
all’uscita del metro in Giappone ci si ritrova non in superficie, ma in un
mondo sotterraneo autarchico fatto di negozi e ristorantini, sotterranei dei
grandi magazzini dove stranezze e gourmandises
si sprecano, ci si ritroverà in una sala che ricrea la suggestione. E’ il luogo del
Gurume, il Gourmet pronunciato alla giapponese, cha fa bella mostra di sé in
questo mall che precede la risalita.
E’ il luogo in cui il gusto e l’olfatto
trovano forma. Intanto due
enormi o-Ashi, le bacchette giapponesi, penderanno dal soffitto,
mentre alle pareti ci sono fotografie di piccoli ristoranti e di avventori che
mangiano. Anche qui saranno numerosi i cartonati di personaggi particolari che faranno da compagni di viaggio ai
visitatori. Un’ala metterà
in bella mostra i piatti al silicone, piatti che riproducono in modo fedele gli
originali, così come in questa sezione saranno descritte e presentate alcune
delle particolarità culinarie giapponesi: dallo street food, dagli snack più
strani a quelli che normalmente sostituiscono il pranzo, alle bevande
energizzanti, all’acqua più particolare,
al caffè e alla seta,
alla birra e al saké. Dall’alto intanto una fila
di fugu, pesci palla velenosissimi
ricorderanno agli spettatori come
mangiare giapponese non sia solo sushi e sashimi. Schede
didattiche spiegheranno sia qual è il bon ton culinario giapponese, quali sono
le stranezze e le abitudini, sia indicherà quali sono i piatti più comuni della
tavola nipponica, mentre una parete ospiterà gli elementi più comuni della
cucina moderna giapponese: dai coltelli di ceramica, al rice cocker,
agli strumenti necessari a realizzare ricette esclusive. Inoltre cartonati
fuori scala (come la cup noodle, il contenitore degli spaghetti liofilizzati)
offriranno l’idea di quinte ideali nell’ottica di un allestimento tra l’onirico
e il reale. Spiegazioni sul
modo di approcciare il cibo, sulla velocità e stranezze culinarie seguiranno
l’intero percorso, così come tabelle informative sull’altezza e sul peso dei giovani
giapponesi e sulle loro abitudini alimentari e il confronto sui prezzi di
alcuni generi alimentari, mostreranno le differenze rispetto alle consuetudini
occidentali.
Shibuya e Harajuku : la vista e
l’udito
Da questa
suggestione si passa alla grande stanza dedicata alla vista e all’udito.
Finalmente usciti in superficie ci si ritrova nell’incrocio più rappresentativo
di Tokyo, quello di Shibuya e di fronte ad Hachiko, la statua del cane che fa
da fulcro della piazza, quello intorno al quale i giapponesi si ritrovano per
qualsiasi appuntamento. Parallelamente
le quattro pareti di perimetrali ospiteranno immagini di folla in
movimento, di grattacieli, di negozi e di vending machine, i distributori
automatici che vendono gli oggetti più disparati. L’incrocio sarà
anche lo spunto per mostrare la vera faccia del Giappone, quella delle tribù
urbane che riempiono le strade delle zone più trendy della città: Shibuya ma
anche Shinjuku, Roppongi e Harajuku e
Takeshita –dori la via dello street style giapponese.
Cartonati in
dimensione reale dei giovani giapponesi e della loro cultura Kawaii
permetteranno di presentare delle incursioni tra i loro stili e le loro
tendenze così come una zona della sala dedicata alla tecnologia, condurrà ad Akihabara
la “città elettrica” di Tokyo dove le ultime novità tecnologiche trovano vita.
Una parete di
mini telefonini farà da scenografia mentre altri gadget spiegheranno ai
visitatori i motivi della passione dei giapponesi per la miniaturizzazione e la
robotica. Un’altra zona della piazza ospiterà la sezione dedicata ai manga in consultazione libera e ai giornali (Asahi Shimbun, Yomiuri Shimbun, Mainichi ,
Nihon Keizai Sankei) che faranno da scenografia mentre sulla parete di fondo le
due nicchie presenti ospiteranno un ambiente di aidoru gonfiabili – i
protagonisti - idoli dei manga,
il mercato in cui e una
sezione dedicata ai dolci giapponesi, così raffinati ed esteticamente curati da
sembrare veri e propri gioielli e quindi essere esposti come tali in teche
illuminate con spot ad hoc. Alle pareti verranno esposti e spiegati
gli oggetti presenti nelle foto dei ragazzi
e verrà offerto un modo per decodificare i manga e gli stili presenti
nonché le tribù urbane: Yamamba , Burikko, Marinarette, Ganguro, Office lady.
Ma anche: Jibetarians, Ganguro, ,Yakuza, Bososoku, Studenti, Salary man.
Fotografie e codici accompagneranno le immagini alle pareti. Gli oggetti di
culto per ciascuna tribù troveranno invece posto negli espositori con schede di
spiegazione e approfondimento.
Marina
Leonardini
Giornalista, vive e lavora tra Torino
e Kyoto e si occupa da più di dieci anni di nuovi media e comunicazione. Dopo
la laurea in lettere moderne, nel 1993 fonda, insieme ad alcuni collaboratori,
il gruppo Entasis, ideatore di numerosi progetti culturali realizzati con le
istituzioni cittadine e legati alla letteratura, alla cultura giovanile e alle
nuove tecnologie. Appassionata di cultura pop nipponica ha l'occasione di
avvicinarsi sul campo al mondo e alla cultura orientale soggiornando per due
anni in Giappone come giornalista per Radio Rai GR1 (Magazine), canale per il
quale continua ancora oggi a realizzare servizi e approfondimenti settimanali
sulle nuove tendenze e sulla cultura giovanile giapponese. Da Tokyo inizia la corrispondenza per
il quotidiano La Stampa per le pagine della Cultura e degli Esteri e,
parallelamente, per il settimanale l'Espresso e per Diario della settimana.
Consulente culturale e organizzativa per l'Istituto Italiano di Cultura di
Kyoto, di qui si occupa della divulgazione della cultura italiana presso
l'Istituto. Rientrata in città nel 2000, lavora come media relations officer
per il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi Invernali Torino 2006, attività
interrotta l'anno successivo per seguire la strada della comunicazione
giornalistica tout court con il quotidiano La Stampa. Contestualmente assume
l'incarico di content manager e copy
writer per la sezione web del Gruppo
Armando Testa.
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