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Alcuni ritrovamenti archeologici vicino Tokamachi, fanno ritenere che gia’ 1500 anni fa, nella zona, fosse conosciuta una tecnica di tessitura da cui ebbe origine in seguito la manifattura di tessuti in lino chiamati Echigo-fu che durante il Medioevo giapponese si imposero nelle classi piu’ abbienti, essendo molto costosi. Il piu’ antico tessuto Echigo-fu fa parte del tesoro (reperti antichissimi di inestimabile valore riconosciuti a livello nazionale) custodito nello Shosoin di Nara, l’antica capitale del Giappone. Successivamente, venne elaborata una versione piu’ evoluta di questo tipo di tessuto che prese il nome di Echigo-chijimi (crespo di Echigo) che veniva usato per tessere l’abbigliamento formale estivo dei samurai durante il periodo Edo (1615~1868). Verso la fine di tale periodo, a Tokamachi si avvio’ la manifattura della prima versione in seta dell’Echigo-chijimi che prese il nome di Kinu-chijimi (crespo di seta). Nell’era successiva Meiji (1868-1912) che segna l’avvento della modernizzazione industriale con l’introduzione di macchinari e nuove tecnologie di tintura e torcitura del filo, a Tokamachi il tessuto kinu-chijimi (crespo di seta) fu perfezionato e prese il nome di tessuto crespo di seta Akashi chijimi, la cui diffusione rese Tokamachi famosa in tutto il Giappone, decretandone la fortuna. La produzione locale di questo tessuto si affermo’ con successo, caratterizzando la tradizione tessile del primo ‘900, e passando attraverso due ere storiche diverse : l’era Taisho (1912-1926) e l’inizio del periodo Showa (1926-1989). Lo sviluppo di Tokamachi come sito produttivo tessile si confermo’ anche nel dopoguerra con l’elaborazione di nuovi tessuti che trovarono massima utilizzazione nei kimono. Attualmente la produzione di Kimono di Tokamachi si suddivide in numerose tipologie diverse con una produzione annuale di circa 130.000 capi, commercializzati su tutto il territorio nazionale, confermando Tokamachi come una delle citta’ leader per la produzione di kimono.
Adua Castagno
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